Referendum Venezia: piccolo vademecum per non farsi fregare da chi snocciola dati

Per i non-veneziani: l’1 Dicembre 2019 qui a Venezia si vota nel referendum (consultivo) sulla separazione di Venezia dall’attuale Comune unico che la vede accorpata a Mestre dal 1926. All’epoca Venezia contava 200.000 abitanti, contro i 20.000 di Mestre [1].

Di lavoro comunico i dati, aiuto gli altri a raccontare i loro dati e insegno agli studenti come lavorare con i dati per narrarli in maniera efficace e accurata. In questi giorni, nell’ambito della propaganda politica che spinge i miei concittadini a boicottare il referendum per la separazione di Venezia, ho incontrato degli esempi di comunicazione da manuale, che illustrano alla perfezione gli errori da NON commettere assolutamente quando si vogliono comunicare i dati. E visto che le vicende veneziane mi sono da spunto, ho pensato di ricambiare il favore rendendo pubblico questo piccolo vademecum, invece di riservarlo solo ai miei studenti: così anche chi non si interessa di dati potrà avere qualche strumento in più per non farsi ingannare da chi i dati li racconta in maniera fuorviante.

Parentesi ,
Cosa non è questo post:

  • Un’argomentazione sul perchè votare sì al referendum.
  • Un attacco personale all’Assessore al Bilancio e Società partecipate del Comune di Venezia.
  • Un fact-checking puntuale delle dichiarazioni fatte da chi vuole spingere i cittadini ad astenersi al referendum nè della posizione dell’Assessore.
  • Un sostenere che bisogna votare sì perchè lo dicono i dati: quest’analisi si limita a parlare di alcuni dati, come l’analisi dei bilanci e dei costi-benefici economici, che a mio parere hanno poco a che fare con i motivi su cui fondare una scelta del genere. Si tratta solo dei dati che si prestano meglio a questo tipo di lavoro che sto per fare.

Cosa è questo post:

  • Una mini guida con consigli e strumenti che possono essere utili a (1) chi comunica con i dati, per migliorare l’attendibilità delle sue narrazioni, e a (2) qualsiasi cittadino che, pur non occupandosi di dati, vuole analizzare in maniera critica la comunicazione di chi utilizza i dati.
  • Un invito a non prendere i dati per oro colato, ma a concepirli come un prodotto dell’uomo e a coglierne le strumentalizzazioni.
  • Un esempio di come usare i dati per aprire, approfondire e far ramificare un dibattito; in opposizione alla tendenza di utilizzare i dati per chiudere una discussione, presentandoli come definitivi, incontrovertibil e come un pretesto per ignorare possibili obiezioni.

COSA FARE QUANDO TI TROVI DAVANTI QUALCUNO CHE RACCONTA DATI: TRE CONSIGLI

In inglese esiste il termine “cherry-picking”, per il quale non ho ancora trovato un corrispondente efficace in italiano. Cherry picking si riferisce alla pratica di presentare dati e informazioni, anche da fonti autorevoli, selezionandoli e riconfezionandoli in maniera parziale, con lo scopo preciso di supportare la propria agenda. Uno degli esempi più eclatanti sono i grafici sul cambiamento climatico che scelgono di inserire solo i dati degli ultimi anni e non tutti i dati disponibili: basta cambiare il riferimento temporale e il riscaldamento climatico degli ultimi anni appare decisamente meno grave. Tutti e tre i grafici qui sotto usano gli stessi dati NASA, eppure i primi due casi sono stati confezionati volutamente per nascondere il problema del cambiamento climatico: usano dati corretti e li rappresentano fedelmente, ma il messaggio che si fa raccontare a questi dati è di fatto una menzogna.

Fonte: James Temple, How climate deniers abuse statistics to mislead • SFGATE

Passiamo ora alla comunicazione dell’Assessore al Bilancio veneziano, esemplificata in questo post. Cosa c’è che lo rende simile ai grafici sul cambiamento climatico? Il fatto che anche qui, posta una questione — i costi derivati dalla separazione del Comune in due entità diverse — si scelgono solo alcuni dati per fare l’analisi.

Il problema di questo ragionamento è che, oltre alle spese per le nuove cariche politiche, ci sono anche dei vantaggi legati alla separazione dei Comuni. Senza ripetere cose già dette, il Gruppo 25 Aprile ne ha elencati davvero molti, come quelli derivanti da una redistribuzione di tributi ed imposte locali. Solo mettendo davvero a sistema tutto quanto si può provare a fare un bilancio accurato. Ma penso che l’Assessore al Bilancio del Comune un bilancio lo sappia fare molto meglio di me. Quindi sì, mi pare che sia un tipico caso consapevole di cherry-picking 🍒.

Le argomentazioni basate sui dati si costruiscono proprio come tutte le argomentazioni: c’è la tesi, l’antitesi e la sintesi. I dati possono servire a chiarificare una posizione, ma non si sostituiscono mai al movimento dialettico delle argomentazioni: non basta presentare dei dati o un grafico e pensare che questo cancelli la validità, o la necessità, di discutere qualsiasi argomento contrario. Quindi è un buon esercizio provare ad immaginare contro-narrative e trovare dati per supportarle ogni volta che qualcuno presenta i suoi dati come quelli “definitivi” senza dare spazio a un contraddittorio.

Prendiamo un altro post dello stesso Assessore, in cui si parla di valutare “documenti e conti alla mano,[…] gli effetti di una eventuale separazione dal punti di vista economico e sociale”. La tesi dei presunti costi esorbitanti si arricchisce quindi di un altro elemento catastrofico: la separazione del Comune è una questione così complessa da minacciare un complete stallo amministrativo, ed ecco i numeri per provarlo. Possibili obiezioni? Non pervenute.

Proviamo dunque a usare i numeri per contestualizzare il caso Venezia nel tempo e nello spazio, invece di usarli per creare panico.

NEL TEMPO

Le unioni e separazione di Comuni, per quanto percepiti come eventi straordinari dai cittadini, hanno costellato la nostra storia dall’Unità d’Italia (i dati seguenti sono una mia elaborazione sul rapporto ISTAT].

  • (1) la fusione del Comune di Venezia e Mestre si inserisce in una tendenza che vede un grande numero di fusioni di Comuni negli anni '20 del fascismo, quando il processo di espansione delle autonomie locali venne interrotto sotto una spinta accentratrice che portò alla soppressione di ben 1 Comune su 4 (2.186) tra il 1921 e 1930. [ISTAT];
  • (2) dal Dopoguerra si assiste a una decisa inversione di tendenza, con la creazione di ben 420 nuovi Comuni dal 1941 al 2017, circa 124 dei quali nel Nord-Est;
  • (3) Le dinamiche iniziano a cambiare già dai primi anni 2000, ma il nuovo vero boom delle fusioni e soppressioni di Comuni si ha solo negli ultimi anni. Tra il 2011 e 2015 sono scomparsi 185 Comuni, verosimilmente anche sotto l’incentivo delle riorganizzazioni introdotte dalla Legge n.56 del 2014.

L’eventuale separazione di Venezia dunque, seppur con le sue specificità, non è un fatto unico senza precedenti, ma si inserisce in dinamiche di più ampio respiro. Non è così ovvio il motivo per cui, a differenza delle separazione del passato e del presente, quella di Venezia debba causare un totale stallo amministrativo, quasi fosse un evento senza precedenti storici. Ci sono debiti, entrate, dipendenti e sedi da redistribuire, ma nulla che non sia già stato fatto nelle mille mutazioni amministrative subite dal nostro territorio nel corso della sua storia, nella perenne ricerca di un equilibrio precario tra autonomie locali e accentramento statale. La tesi dello stallo va quindi perlomeno argomentata meglio.

NELLO SPAZIO
Anche l’altra affermazione della tesi dell’Assessore, secondo cui la separazione dei Comuni comporta solo spese aggiuntive, deve rispondere alle possibili obiezioni che emergono non appena si allarga lo sguardo ad altre fonti dati e ad altri Comuni. Quello che dovrebbe interessare infatti non è solo la spesa, ma la spesa in rapporto alla qualità dei servizi che il Comune è in grado di offrire. Per valutare quest’aspetto ci viene in aiuto un’analisi dell’Osservatorio dei Conti Pubblici Italiani del 2019 su dati 2016. Rimando allo studio per una spiegazione dettagliata della metodologia, ma in sintesi lo studio ha elaborato una classifica dei Comuni italiani con più di 40.000 abitanti e appartenenti a regioni a statuto ordinario, in base all’indice di efficienza. Quest’indice è un parametro che mette a sistema il punteggio di un Comune in termini di spesa (valutando la spesa storica del Comune e il “fabbisogno standard” che un Comune di quelle dimensioni dovrebbe avere) e di servizi offerti (sulla base di 6 diverse funzioni, tra cui istruzione pubblica, smaltimento rifiuti, viabilità e pulizia).

In questa classifica, Venezia è il Comune con l’indicatore spesa più alto d’Italia, e spende l’80% in più di quanto ci si aspetterebbe da un Comune delle sue dimensioni, senza che a questo corriponda un’offerta di servizi proporzionale alla spesa aggiuntiva. Si piazza così in posizione 53 su 170, ed è il terzultimo Comune Veneto nella classifica, prima solo di Chioggia (ultimo dei Veneti) e Verona. Venezia Comune Unico non è quindi particolarmente efficiente nelle spese. Non si può sapere come farebbe un Comune diviso, ma è pur vero che i primi 4 Comuni con una gestione della spesa più efficiente hanno tutti meno di 100.000 residenti.

Capire i numeri non ci viene sempre naturale e può essere difficile comprenderli davvero, soprattutto quando le quantità in questione sono molto più grandi o molto più piccole di quelle con cui abbiamo a che fare tutti i giorni. Quanto è dieci miliardesimi di metro (il diametro di un atomo)? Quanti sono 10km2, 10 tonnellate, 50 miliardi di euro? Sì, lo sappiamo che è tanto, ma può essere davvero difficile riuscire ad afferrare esattamente quanto è questo “tanto”, cosa indispensabile per poter comprendere le argomentazioni basate sui dati. Un bravo comunicatore di dati sa trovare degli escamotage per rendere queste grandezze più comprensibili, per esempio inserendo frasi — “10km2 equivalgono a circa 1,400 campi da calcio” — o con grafiche come quelle dei due progetti seguenti.

Fonte: Universcale • Nikon (sinistra) | Sizing up the Olympics • Washington Post (destra)

Veniamo quindi all’ultimo punto della tesi espressa dall’Assessore nel primo post, in cui si prova a stimare a spanne i costi del personale aggiuntivo che deriverebbe dai due Comuni.

Proviamo quindi a capire quant’è davvero l’impatto di tutti questi numeroni per i comuni cittadini. Il testo è un po’ fuorviante, perchè si parla dell’aumento dei costi per i due Comuni insieme, e non in maniera singola. Non avendo inoltre gli strumenti per verificare se le stime espresse, le prenderemo per buone, a fini dell’esercizio. Stando alle stime proposte, il costo annuo di Sindaco, assessori, consiglieri ed altre figure dirigenzialie amministrative è di €3.040.000 annui. Per semplificare, facciamo finta che quest’esubero sia distribuito a metà tra i due nuovi Comuni — in realtà non sarà così: Venezia, con meno abitanti, si accollerebbe una porzione inferiore di quest’esubero; di contro Mestre avrebbe più residenti tra cui dividere il carico dell’esubero, risultando in costi pro capite inferiori. Con questa stima, stiamo parlando di €1.520.000 annui di spese extra per Comune, a cui in realtà andrebbero sottratto l’importo di quanto risparmiato con la separazione (l’abolizione delle Municipalità, le modifiche alle imposte locali…), ma per semplificare prendiamo per buono questo numero. Quanti sono €1.520.000? Tanti? Pochi?
Se ripartiti tra i circa 83.000 residenti dell’eventuale Comune di Venezia, si parla di circa €18 l’anno, e ricordiamoci che è una stima per eccesso. Per i residenti di Mestre, si tratterebbe di €8.50.

Ora guardiamo al bilancio del Comune Unico del 2018 per capire quanto pesano davvero questi €18 extra l’anno:

  • La spesa pro capite è di € 4.583 e paghiamo già € 1.397,86 pro capite in imposte locali. Un aumento di €18 corrisponderebbe a un aumento dello 0.4% della spesa complessiva pro capite del 2018.
  • La spesa per i servizi istituzionali, generali e di gestione, in cui confluirebbero i €18, è di 837,30 pro capite.
  • La spesa per i rifiuti è di € 368,66 pro capite, ma verosimilmente potrebbe diminuire con la divisione del Comune.
  • La spesa annua pro capite per coprire il debito pubblico è di €40,31, tre volte il presunto aumento derivante dalla separazione.
  • La spesa annua pro capite per il turismo e promozione del territorio è di € 17,45, praticamente quanto quei €18 di costi aggiuntivi.

Questi sono alcuni punti solo per dimostrare come anche i numeri che appaiono enormi diventano più comprensibili se messi in paragone a grandezze con cui siamo più familiari. Parlare di €2.6500.000 fa paura, parlare di €18 a testa, meno di un mensile ACTV, ne fa molto meno.

Poi se vogliamo uscire dal Comune e guardare alla spesa pubblica in generale …Lo sapevi che proprio ieri l’Italia ha annunciato i contributi che invierà all’ESA (L’Agenzia Spaziale Europea)?

Fonte: ESA

Sono €2.282 milioni, cioè una cifra attorno ai circa €76 per contribuente (se si considera che circa il 50% dei residenti è un contribuente). Davvero c’è bisogno di scatenare il panico quei €18 che probabilmente comunque verrebbero assorbiti da altre voci?

(Ricordiamoci comunque che questo €18 deriva solo dalla prima stima proposta dall’Assessore e non è un importo reale.)

Conclusione

Al di là delle mie preferenze personali sul referendum — voto e spero nel SÌ — riconosco che potranno esserci argomenti rispettabili che spingono le singole persone a votare “No”. Ma spero solo che nessuno voti “No” o si astenga solo perchè si è lasciato prendere dal panico dai dati presentati nelle previsioni apocalittiche dei molti sostenitori dell’astensione al referendum. E spero che questo piccolo contributo possa aiutare, anche in futuro, a smascherare chi cerca di manipolare i cittadini presentando narrative parziali, in cui i dati diventano uno strumento a supporto di un terrorismo psicologico basato però non sui dati, ma su slogan ed emozioni.

Riassumendo, per resistere ed orientarsi nel dibattito, un’arma utile può essere ricordarsi dei tre campanelli d’allarme presentati in questo post, e di farlo ogni volta che si sente un politico, e non solo, snocciolare dati:

🍒 chiediti se sono stati considerati tutti i dati utili alla comprensione del problema o se ne sono stati volutamente nascosti alcuni;
🤔 cerca fonti alternative per capire se la situazione non sia in realtà più sfumata di come viene presentata, e contestualizza i dati nel tempo o nello spazio;
🏔 sforzati di afferrare davvero i grandi numeri, per esempio trasformandoli con paragoni in grandezze più facili da afferrare.

La produzione di quest’articolo è stata completamente auto-finanziata e come vedi non c’è nessun paywall: credo nella libera circolazione delle informazioni. Lavorare con i dati richiede però tempo, cura e pazienza: se vuoi mostrarmi la tua gratitudine, puoi offrirmi uno Spritz come gesto simbolico, cliccando sul bottone qui sotto.

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Stories with data, from the data collection (or scrape) to the data visualization. Data storytelling instructor. Currently project leader at batjo.eu

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